Capita spesso che qualche cliente chieda se il figlio maggiorenne ha diritto a ricevere un contributo al mantenimento da parte dei genitori.
Di recente la Corte di Cassazione ha ribadito in un procedimento di divorzio che l’obbligo di mantenimento in favore dei figli non viene meno con la maggiore età, ma solo con il raggiungimento della indipendenza economica. Giurisprudenza ormai consolidata sull’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ritiene che: “il predetto obbligo non cessa immediatamente ed automaticamente per effetto del raggiungimento della maggiore età da parte del figlio, ma perdura finché non venga fornita la prova che quest’ultimo ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta.”
Pertanto è essenziale che si tenga conto in caso la separazione e/o divorzio avvenga con figli maggiorenni che i genitori devono rispettare le inclinazioni, l’impegno continuando a mantenere i figli che scelgono di affrontare un percorso di studio per giungere ad un miglioramento sociale ed alla soddisfazione delle proprie inclinazioni.
Ma quando il figlio maggiorenne potrà ritenersi economicamente autosufficiente?
Ovviamente il figlio maggiorenne al raggiungimento della maggiore età, ha il dovere di adoperarsi per rendersi quanto prima economicamente autonomo, impegnandosi con profitto negli studi o nella formazione professionale ed attivandosi, completati gli stessi, per il reperimento di un’occupazione adeguata alle proprie capacità ed alla propria specializzazione, nonché compatibile con le opportunità reali offerte dal mercato del lavoro. (Cass. ord. n. 23318/2021)
Quindi una volta entrato nel mercato di lavoro ed acquisita una minima esperienza lavorativa si può ritenere raggiunta l’autosufficienza economica.
Quali sono i compiti dei genitori?
Bisogna tenere a mente che è compito dei genitori assecondare, per quanto possibile, le inclinazioni naturali e le aspirazioni del figlio, consentendogli di orientare la sua istruzione in base ai suoi interessi e di cercare un’occupazione appropriata al suo livello sociale e culturale, anche mediante la somministrazione dei mezzi economici a tal fine necessari, senza forzarlo ad accettare soluzioni indesiderate.
Ciò vale ed anzi è maggiormente evidente nei casi di genitori separati e/o divorziati poiché il genitore non convivente spesso è portato a non accorgersi delle vere inclinazioni dei figli.




